I calibri per caccia a canna rigata

Diversi quesiti sono pervenuti da allarmati possessori di carabine camerate per calibri da pistola ovvero per munizione solitamente usata in guerre passate (30M1) od attuali (7,62x39) segnalando ancora una volta il grave allarme suscitato dal fatto che, in maniera sicuramente risibile, qualche funzionario più o meno ignorante in materia balistica, abbia INVENTATO una interpretazione alla legge sulla caccia sostituendosi così alla Magistratura in generale ed alla Suprema Corte di Cassazione in particolare che fanno parte dell'UNICO POTERE dello Stato deputato ad interpretare la Legge.

Orbene, lo "stato dell'arte" della questione è ben riportato su altro sito e qui mi limiterò, per brevità' a trascrivere:

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CIRCOLARI O PARERI
IL CAOS DELLA LEGGE ... ATTO II°
le Questure ci provano !.

E' apparsa oggi nel "news groups" dedicato alle armi e la riportiamo qui per farvi capire cosa sta succedendo in Italia:

da: it.hobbi.armi... Ho sentito oggi pomeriggio in armeria a Salsomaggiore che la questura di Parma sta chiamando telefonicamente i detentori di armi lunghe in calibri "vietati" quali il 30M1 o il 7.62x39, richiedendo la denuncia di tali armi come comuni "visto che non sono più da caccia".
Non posso confermare questa cosa direttamente, dal momento che non mi hanno ancora chiamato, pero inizio a preoccuparmi e innervosirmi, dato che ho già tre armi comuni in detenzione e una "maledetta" M1 carbine tra le armi da caccia.
Se mi chiameranno, immagino (conoscendomi) che ci litigherò, ma so già che non servirà a niente.
Possibile che non ci sia modo di impugnare in qualche modo questo genere di provvedimenti ignobili e inutili?

... confermo due persone che conosco sono state chiamate e, purtroppo, non avendo voglia di difendere un loro diritto hanno accettato il fatto che le loro M1 e SKS siano armi comuni e basta senza possibilità di impiego per uso venatorio:-(Comunque la circolare è sempre con me poi vediamo se mi romperanno le scatole ;-)

saluti.

Il "parere" inviato in data 12/05/2008 alla Questura di Trento con n.557/pas.50.232/e/2008 sta mietendo le prime vittime; facciamo però un passo indietro per capire cosa è successo e cosa succederà adesso.

La Legge 157 del 1992 all'articolo 13 consente: (riportiamo per intero l'articolo)


13. Mezzi per l'esercizio dell'attività venatoria

1. L'attività venatoria è consentita con l'uso del fucile con canna ad anima liscia fino a due colpi, a ripetizione e semiautomatico, con caricatore contenente non più di due cartucce, di calibro non superiore al 12, nonché con fucile con canna ad anima rigata a caricamento singolo manuale o a ripetizione semiautomatica di calibro non inferiore a millimetri 5,6 con bossolo a vuoto di altezza non inferiore a millimetri 40.

2. E' consentito, altresì, l'uso del fucile a due o tre canne (combinato), di cui una o due ad anima liscia di calibro non superiore al 12 ed una o due ad anima rigata di calibro non inferiore a millimetri 5,6, nonché l'uso dell'arco e del falco.

3. I bossoli delle cartucce devono essere recuperati dal cacciatore e non lasciati sul luogo di caccia.

4. Nella zona faunistica delle Alpi è vietato l'uso del fucile con canna ad anima liscia a ripetizione semiautomatica salvo che il relativo caricatore sia adattato in modo da non contenere più di un colpo.

5. Sono vietati tutte le armi e tutti i mezzi per l'esercizio venatorio non esplicitamente ammessi dal presente articolo.

6. Il titolare della licenza di porto di fucile anche per uso di caccia è autorizzato, per l'esercizio venatorio, a portare, oltre alle armi consentite, gli utensili da punta e da taglio atti alle esigenze venatorie (7/cost).


La legge cosi letta sembra dica che non si può cacciare con armi a canna rigata che camerano cartucce di calibro inferiore a 5,6 mm. e bossolo più corto di 40 mm. Dato che ci si chiese come comportarsi con le armi che camerano cartucce di calibro superiore ma bossolo più corto dei 40 millimetri ammessi, il 6 maggio del 1997 il Ministero dell'Interno pubblicò sulla Gazzetta Ufficiale una circolare, la numero 559/C-50.065-E-97 che chiariva come comportarsi al riguardo:


Circolare numero 559/C-50.065-E-97
Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale - Serie Generale n.  122  del  28-5-1997 pag. 39

Roma, 06 maggio 1997

Oggetto: articolo 13 della legge 11 febbraio 1992, numero 157 - Mezzi per l'esercizio dell'attività venatoria.

È stato chiesto l'avviso di questo Ministero in merito all’interpretazione dell’articolo 13 della legge 11 febbraio 1992, numero 157 Norme per la protezione delia fauna omeoterma e per il prelievo venatorio ladove al comma primo testualmente statuisce: L’attività venatoria è consentita ... (omissis) ... con fucile con "canna ad anima rigata a caricamehto singolo manuale o a ripetizione semlautomatica di calibro non inferiore a millimetri 5,6 con bossolo a vuoto di altezza non inferiore a millimetri 40.

In particolare, è stato posto il quesito se entrambi i parametri dimensionali di cui sopra, riferiti al calibro e alla lunghezza del bossolo delle cartucce camerabili nelle armi con le caratteristiche tecnico-funzionali specificate nella norma, debbano sempre sussistere contestualmente o se sia sufficiente uno solo dei due requisiti affinché dette armi possano essere annoverate fra quelle utilizzabili per l'esercizio dell'attività venatoria.

Al riguardo, si fa presente che la Commissione Consultiva Centrale per il Controllo delle Armi, nella seduta numero 7/96, ha espresso il parere, condiviso da questo Ministero, che sono da ritenere rientranti tra i mezzi consentiti per l'esercizio dell'attività venatoria:

  1. i fucili ovvero le carabine con canna ad anima rigata a caricamento singolo manuale o a ripetizione semiautomatica, qualora siano in essi camerabili cartucce in calibro 5,6 millimetri con bossolo a vuoto di altezza uguale o superiore a millimetri 40;
     

  1. i fucili e le carabine delle medesime caratteristiche tecnico-funzionali che utilizzano cartucce di calibro superiore a millimetri 5,6 anche se il bossolo a vuoto è di altezza inferiore a millimetri 40.
     

Sono escluse dall'attività venatoria le armi che camerano cartucce di calibro inferiore a millimetri 5,6 a prescindere dalla lunghezza a vuoto del bossolo.

La presente circolare sarà pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.

per il Ministro:
Masone


Finalmente il Ministero con estrema chiarezza specificava l'intenzione del legislatore, indicando con precisione quali munizioni per arma rigata erano utilizzabili nell'attività venatoria e con loro anche le armi, questo fu molto importante perchè queste armi si poterono detenere presto in numero illimitato. Cosi munizioni molto conosciute come le .44 magnum, le .357 magnum, usate molto nelle carabine a leva e in seguito le 7,65x39 Russe che invasero il mercato dopo la caduta della politica di chiusura dell'Unione Sovietica e con loro moltissime altre munizioni, non solo potevano essere detenute come munizioni da caccia e quindi in numero di 1500 ma le armi camerate per esse non andavano a fare cumulo con le tre catalogate comuni limitate nella detenzione. Dal 1997 il mercato stesso conobbe un altro momento e sull'onda del "venatorio" vennero alla luce armi lunghe a canna rigata nei calibri più disparati dal .45 acp all'ultimo 9x21 della più conosciuta PX4, piccola carabina dell'Italiana Beretta. Ci soffermiamo qui, come cacciatori, oltre che tiratori, per sottolineare che se pur in Italia non esista la caccia ai piccoli roditori, come invece avviene in America e dove l'uso di piccole munizioni è molto in voga, l'uso di cartucce come il .44 magnum è anche qui da noi molto in uso tra quei cacciatori che in battuta, portano e seguono le mute dei cani. Le armi camerate nella classica .44 magnum sono molto piccole e amate per la facilità con cui possono essere portate nel fitto del bosco; cosi sono oggi motissimi i cacciatori armati di Ruger in .44 Magnum.

Improvvisamente il 12 maggio 2008 viene inviata alla Questura di Trento una lettera contenente un parere di interpretazione della Legge 157 e in particolare dell'articolo 13. La lettera a firma "Linardi" stravolge completamente la lettura che fino ad allora si era fatta della Legge. Non bastando, un articolo su Armi & Tiro da grande risalto alla cosa portandola a conoscenza di moltissime altre Questure. Ecco la lettera:


MINISTERO DELL'INTERNO

Dipartimento della Pubblica Sicurezza
Ufficio per l'Amministrazione Generale
Ufficio per gli Affari della Polizia Amministrativa e Sociale
Area Armi ed Esplosivi

 

Circolare (PARERE) numero n.557/pas.50.232/e/2008 del 12/05/2008

Roma, 12 maggio 2008

oggetto: armi consentite per l'attivita' venatoria, alla questura di Trento.

" in relazione al quesito posto,
con la nota in riferimento, si rappresenta quanto segue".

La normativa vigente (art.13 legge 157/92) definisce in maniera inequivocabile le munizioni impiegabili in ambito venatorio;
esse sono quelle il cui calibro e' pari o superire a 5,6 mm, con altezza del bossolo a vuoto non inferiore a 40 mm.
Si deve ritenere, quindi, che per le armi lunghe in parola, trovi diretta applicazione la disciplina prevista dalla norma richiamata"
 

direttore dell' ufficio per l' amministrazione generale Linardi


In realtà Linardi non fa che ricopiare pari...pari le parole della Legge senza spingersi nell'interpretare quello che il legislatore voleva dire, ma cosa peggiore, senza nemmeno pensare che undici anni prima qualcuno aveva già provveduto a dare interpretazione con circolare pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, dello stesso articolo di Legge, egli stravolgendo un dato di fatto che da quel tempo funziona alla grande, fa precipitare migliaia di possessori di armi e migliaia di cacciatori in una posizione scomoda, quasi fuori dalla Legge. Oggi infatti, secondo Linardi, chi possiede armi a canna rigata camerate per munizioni con bossolo di lunghezza inferiore a 40 mm., possiede unicamente un arma comune non per uso di caccia. Cosa ancora peggiore, non ha minimamente pensato che chi già possiede tre armi comuni, ora si trova a possedere più di tre armi comuni in piena contrapposizione alla Legge 110 che permette la detenzione di un numero massimo di sole tre armi catalogate comuni.

E' una situazione tutta Italiana quella in cui, ogni dirigente che si insedia in un ufficio, in una ripartizione in un Ministero, possa stravolgere a sua volontà quanto prima di lui qualcuno, magari con più "testa", ha fatto. Cosi è possibile che oggi venga permesso l'uso di un tipo di arma e domani questa diventi improvvisamente vietata.

In mezzo ci sono tiratori e cacciatori, cosi abbiamo chiesto al Ministero come queste persone dovranno comportarsi oggi ma come sempre le risposte lasciano il tempo che trovano, ecco cosa dice il Direttore del Catalogo che ha risposto alla nostra domanda:

E' un principio di diritto sancito dalla S.C.C. quello in base al quale non risponde della violazione penale commessa colui il quale sia stato indotto in errore da un atto della Pubblica Amministrazione. I Questori che vorranno far rispettare la Legge nella loro Provincia dovranno dare modo ai cittadini di mettersi in regola.

Il Direttore del Catalogo Nazionale Armi.

Ma "mettersi in regola" cosa vuole dire ? Oggi lo sappiamo, i Questori ingiungeranno ai possessori delle armi non più per uso venatorio, di provvedere a ridenunciarle quali armi comuni, la dove possibile o provvedere a disfarsene o passarle in collezione dove possibile per regolare cosi la propria posizione. E i cacciatori che hanno solo quel tipo di arma quest'anno con cosa cacceranno ?? Chi paga i danni arrecati, questi devono vendere la loro arma per acquistarne una di tipo diverso con chiara perdita finanziaria se vogliono fare il loro sport preferito nella prossima stagione che si aprirà a settembre.

Per ora coloro che hanno armi per uso venatorio camerate per munizioni con bossolo più corto di 40 mm. possono rimanere in attesa, sperando che la propria Questura non abbia recepito, sentito, saputo della nuova considerazione sulla legge 157/92, del resto la lettera inviata alla Questura di Trento, non è per ora stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale e quindi il pubblico non è tenuto affatto a esserne a conoscenza, tanto più la precedente circolare ha certamente più valore dell'ultima proprio per il suo carattere ufficiale dato dalla pubblicazione Nazionale. Cosi seguendo anche i consigli del Giudice Edoardo Mori, in caso di contestazione, meglio farsela mettere per scritto e quindi fare ricorso, coi tempi che corrono probabilmente i cacciatori riusciranno a superare diverse stagioni venatorie senza problemi.

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 Riprendo il discorso per dire che il problema è molto semplice: PURA IGNORANZA DEI BASILARI CONCETTI IN TEMA DI ARMI E MUNIZIONI !

VI E' DA PARTE DI QUESTI SIGNORI UN EQUIVOCO DI FONDO CHE E' GRANDE QUANTO UNA CASA: quando si parla di calibri per armi comuni da sparo non si parla di calibri di tubi, di pezzi meccanici o quant'altro........................per i pezzi meccanici il calibro è espresso solo con un SOLO parametro metrico...........una barra filettata da 6 mm è uguale ad un'altra avente lo stesso diametro mentre NELLE ARMI DA FUOCO RIGATE NON BASTA L'INDICAZIONE METRICA del diametro della palla PER STABILIRNE IL CALIBRO, MA E' NECESSARIA ANCHE L'INDICAZIONE DELLA TIPOLOGIA DEL BOSSOLO CHE HA UNA SUA MISURA INDIPENDENTE E VARIABILE, CALIBRO PER CALIBRO, FERMO RESTANTE IL DIAMETRO DELLA PALLA.

E' di tutta evidenza che io non posso dichiarare una pistola dicendo che trattasi di "una calibro 9" perché,a parità del diametro di 9 mm della palla vi sono tanti "calibri" tutti diversi (9x17, 9x18, 9x19, 9x21, 9 Glisenti, 9 largo, 38 auto, 38 super auto, 9 flobert ecc. ecc.).

Sono,quindi, necessari due parametri metrici (diametro palla+lunghezza bossolo -ovvero nome commerciale che corrisponde ad una precisa lunghezza-) per poter individuare il CALIBRO di un'arma da fuoco.

E' del tutto intuitivo che, come si evince dalla lettura di qualsiasi manuale che parli di munizioni, l'indicazione di calibro maggiore non viene attribuito al calibro più potente ma a quello che ha un diametro di palla superiore.

Premesso che l'esigenza del Legislatore in tema di caccia era quello di vietare le armi che, per il piccolo calibro e la scarsa rumorosità, potessero essere usate dai bracconieri, in maniera giusta o sbagliata, ha stabilito un "calibro minimo" usabile a caccia che corrisponde ad un ipotetico CALIBRO 5,6x40 (Se avesse indicato 5,6x44 sarebbe stato il cal. 222 Remington). In pratica il cal. 22 Hornet é vietato mentre per gli altri calibri 22, a partire dal 222 Remington (5,6 x 44), ne è consentito l' uso a scopo venatorio.

In altre parole, il legislatore individua un ipotetico calibro 5,6x40 e tutti i calibri maggiori, da 5,7 (se esistesse) in poi sono leciti a caccia indipendentemente dalla lunghezza del bossolo.

Tale interpretazione è stata sempre pacifica e nessuno (nemmeno i più oltranzisti anticaccia) l'hanno mai messa in discussione ma, a ben vedere, delle circolari sopra indicate solo la prima (6.5.97) HA PRESO UNA CHIARA POSIZIONE NON SMENTITA DALLE SUCCESSIVE CIRCOLARI che non prendono nessuna posizione limitandosi a riportare il contenuto della legge 157\92 CHE E' L'UNICA FONTE NORMATIVA PER STABILIRE SE UN'ARMA SI PUO' USARE A CACCIA.

Il mio parere finale è che la suddetta disposizione di Legge è stata dal 1992 correttamente interpretata nel senso sopra indicato, correttezza interpretativa testimoniata dalla circolare del 1997 sopra indicata CHE NON E' STATA SMENTITA O CONTRADDETTA DALLE SUCCESSIVE CIRCOLARI che si sono limitate a riportare la norma di Legge. Consiglio a tutti gli interessati di mostrare tale circolare a chiunque, per fantasia, ignoranza o stravaganza vorrà contrastare i sacrosanti diritti dei possessori di tali armi esponendosi anche alle responsabilità civili o penali in ipotesi derivabili (letto questo articolo e letta la circolare non potrà eccepire la buona fede e la carenza di dolo).

Ma poi...............vi pare possibile che un calibro usato nella più diffusa ed apprezzata moderna ARMA DA GUERRA del globo (AK 47 - 7,62x39) non possa essere usata per cacciare una volpe o un cinghiale?..............vien voglia di andarsene dall'Italia!!!