Accorciamento delle canne dei fucili da caccia con o senza l'applicazione di strozzatori

Sono pervenuti un gruppo di quesiti sull'argomento da altrettanti cacciatori che sono stati colpiti da singolari provvedimenti di sequestro, operati dal personale di un'unica stazione carabinieri con contestuale loro denunzia per violazione all'art. 3 Legge 110\75, perché avevano fatto accorciare di alcuni cm le canne dei loro fucili o per eliminare la strozzatura ovvero per installare una base filettata su cui poter avvitare strozzatori mobili. Sul punto il nostro parere è il seguente:

Il reato non sussiste ed è il provvedimento di sequestro è illegittimo per i seguenti motivi:

La presunta violazione penale in esame è quella prevista dall'art. 3 Legge 18.4.1975 N° 110 che recita: "Chiunque,alterando in qualsiasi modo le caratteristiche meccaniche o le dimensioni di un'arma,ne aumenti la potenzialità di offesa,ovvero ne renda più agevole il porto, l'uso o l'occultamento, è punito con la reclusione da uno a tre anni e con la multa da € 309 a € 2.065".

Dall'esame dei lavori preparatori si evince la ratio della normativa che era, senza dubbio, quella di impedire che si trasformassero i fucili da caccia nelle cd. lupare, cioè in fucili drasticamente accorciati nella lunghezza della canne e del calcio di guisa che era possibile occultarli sotto gli abiti ed usarli per scopi criminali.

L'abitudine di effettuare tale operazione tecnica era diffusa tra i pastori, principalmente siciliani, i quali, per difendere i loro greggi dai lupi, invece di portare ingombranti fucili da caccia, scomodi nel trasporto a tracolla, erano soliti tagliare brutalmente le canne ed il calcio in modo da ricavare un'arma che poteva essere trasportata, molto più comodamente, nei loro zaini. A causa della drastica diminuzione della potenza dell'arma determinata dal brutale accorciamento delle canne, erano soliti caricare i loro fucili, di solito "doppiette", con munizionamento a 9 pallettoni, sicuramente efficace per il tiro ai lupi a breve distanza e, per tale motivo, nel gergo locale, tali armi, brutalmente accorciate, hanno assunto il nome di "lupara". Parimenti la carica a 9 pallettoni ha assunto il nome gergale di cartuccia "a lupara" e "luparata" il colpo di fucile "a canna mozza"caricato a pallettoni. Senonché, oltre a tale utilizzo lecito e comprensibile, i criminali, hanno effettuato la medesima operazione tecnica per ottenere delle armi, sicuramente molto meno potenti dei fucili con canna di lunghezza normale, ma facilmente occultabili sotto gli abiti (cosa non possibile con un normale fucile da caccia) e moltissimi atti criminosi (dalle rapine agli omicidi) sono stati commessi, specialmente nel sud Italia, con armi del genere.

Prima dell'avvento della legge 110\75 tale brutale modifica era del tutto lecita ed il Legislatore ha deciso di inibire tali comportamenti, sanzionando la creazione delle "lupare" dette nel resto d'Italia "fucili a canne mozze".

Il caso prospettato é completamente estraneo alla fattispecie che il Legislatore ha voluto sanzionare in quanto, nelle ipotesi prospettate, non vi è alcun accorciamento del calcio e le canne sono state accorciate di alcuni centimetri per rispondere a due legittime esigenze venatorie:

1) Diminuire la potenzialità di offesa sul selvatico, eliminando la strozzatura della canna (che si trova all'estremità della canna) la quale, costringendo i pallini ad un maggior raggruppamento, distruggono un selvatico colpito a breve distanza. In pratica una canna "strozzata" viene trasformata in una canna "cilindrica" che, sparpagliando maggiormente i pallini, è più adatta a tiri a breve distanza (es. caccia alla quaglia ed alla beccaccia). Naturalmente si diminuisce enormemente la portata del fucile che diventa inutile nei tiri lunghi che ben potevano essere affrontati con una canna "strozzata".

2) Consentire, mediante l'installazione di strozzatori mobili, di poter adattare la canna a seconda del tipo di caccia che si intende praticare. In altre parole si elimina la strozzatura e si monta sulla parte terminale della canna una filettatura che consente di montare uno strozzatore mobile che ricrea la strozzatura eliminata ovvero, togliendo tale strozzatore, di avere una canna "cilindrica" più adatta ai tiri corti.

Entrambe queste operazioni comportano un accorciamento della canna di alcuni centimetri, normalmente tra i 5 e gli 8 cm.

Tale operazione non è vietata dalla legge e non lede alcun bene giuridicamente tutelato.

Basterà osservare che il Legislatore ha creato una dicotomia tra le armi a canna "rigata" (pistole, revolver e carabine) ed i fucili da caccia a canna "liscia" (come quelli in esame) in quanto l'art. 7 della medesima Legge 110\75 stabilisce che tutte le armi da fuoco "..con esclusione dei fucili da caccia ad anima liscia..." devono subire l'iscrizione nel catalogo nazionale delle armi comuni da sparo. L'iscrizione in tale catalogo comporterà l'assegnazione di un numero di catalogo per ogni modello di arma, previa predisposizione di una fiche ove saranno indicate tutte le vincolanti caratteristiche tra cui la lunghezza della canna. E' di tutta evidenza che tale lunghezza di canna, essendo stata approvata e catalogata, non potrà essere variata, pena la messa in commercio di arma NON catalogata in quanto non rispondente alla fiche di omologazione, approvata e riportata nel suddetto catalogo nazionale.

Per i fucili da caccia ad anima liscia, l'espressa norma di legge, ne esclude ogni tipo di catalogazione e, quindi, le case costruttrici possono mettere in commercio tali armi con OGNI TIPO di canna, di QUALSIASI LUNGHEZZA.

Basterà osservare i cataloghi delle varie fabbriche di armi per rendersi conto che sono in normale produzione e vendita canne di lunghezza MINORE rispetto a quella delle armi sequestrate.

Non esistendo alcuna regolamentazione relativa alla lunghezza delle canne di tali fucili e non essendo depositata alcuna fiche di omologazione, non è possibile stabilire, sui fucili sequestrati, quale era la lunghezza originaria (normalmente tra i 61 e 71 cm) se non ricorrendo al criterio empirico di pesare le canne e confrontare tale peso con quello indicato, non per obbligo ma per tradizione, dalle ditte costruttrici. Tale tradizione risale agli inizi del secolo scorso allorquando si caricavano cartucce ancora con la polvere nera e si cominciava ad usare la più potente polvere "senza fumo": dall'esame del peso della canna si risaliva alla quantità di acciaio usato e quindi alla robustezza della canna stabilendo così se tale arma era adatta o meno all'uso delle (allora) più potenti polveri infumi.

Concludendo questo passaggio ed atteso che ormai tutte le case costruttrici producono canne intercambiabili per i fucili da caccia della lunghezza di cm 54, 50 ed anche 47 è del tutto lecito che i cacciatori possono dotare i loro fucili con tali canne, tutte di lunghezza inferiore a quelle che hanno determinato il sequestro, SENZA INCORRERE IN NESSUNA VIOLAZIONE di qualsivoglia norma penale od amministrativa.

Sarebbe assurdo sanzionare con pena criminale il comportamento di un cacciatore che ha accorciato la canna del suo fucile quando avrebbe potuto acquistare una canna di ricambio di tale misura ovvero ancora più corta!

Ma veniamo all'esame del disposto dell'art. 3 suddetto:

Non vi è dubbio che le operazioni tecniche suddette rientrino nel concetto di alterazione delle "..caratteristiche meccaniche o le dimensioni di un'arma..". Parimenti è di tutta evidenza che l'accorciamento della canna, con l'abolizione della strozzatura, DIMINUISCA "..la potenzialità di offesa.." di tale arma. Invero, chiunque abbia un minimo di conoscenza della materia sa che diminuendo la lunghezza della canna diminuisce la velocità iniziale dei proiettili e che l'eliminazione della strozzatura drasticamente riduce la distanza di tiro utile di tale arma.

Rimane da analizzare se ricorra l'ipotesi che tale modifica "...ne renda più agevole il porto, l'uso o l'occultamento..".

E' immediatamente da escludere che l'accorciamento della canna di alcuni centimetri ne possa rendere più agevole il porto in quanto un fucile si porta nello stesso modo, qualunque sia la lunghezza della canna e, parimenti, si deve escludere che si possa rendere più agevole l'occultamento perché, salvo il caso suddetto delle "lupare", un fucile da caccia, stante le sue dimensioni, mai potrà essere occultato.

Rimane il caso da esaminare se tale operazione tecnica abbia potuto rendere più agevole l'uso.

Ma di quale "uso" stiamo parlando? Che uso si può fare di un fucile da caccia se non andare a caccia?

Naturalmente si deve interpretare tale concetto in maniera costituzionalmente orientata e non si potrà ricorrere al sofisma: "essendo il fucile più corto di 5 cm avrà un uso più agevole a caccia" in quanto, senza ombra di dubbio, la volontà del Legislatore, testimoniata dai lavori preparatori, era quella di inibire UN USO CRIMINALE dell'arma trasformata in "lupara"e non certo un uso legittimo quale è quello, per un cacciatore, di andare a caccia.

Poi tale ipotetico uso più agevole non si attaglia al caso concreto ove non è l'uso che viene modificato con tale operazione tecnica e nemmeno l'efficacia della fucilata (diminuita nei tiri normali e lunghi) ma viene ricercata LA NON DISTRUZIONE DEL SELVATICO colpito a breve distanza da una rosata di pallini troppo raggruppata a causa della strozzatura che si è voluta per tale ragione eliminare.

Non esistono pronunzie della Suprema Corte sull'argomento specifico in quanto è di tutta evidenza la sua non rilevanza penale.

Sarebbe vera depravazione giuridica applicare, contro l'espressa volontà del Legislatore, una norma dettata per impedire l'uso criminale di un fucile da caccia, trasformato in "lupara", ad un comportamento assolutamente innocuo e non suscettibile, nemmeno in ipotesi, di ledere alcun bene giuridicamente tutelato.

Si creerebbe, poi, una insanabile disparità di trattamento tra chi ha acquistato una canna di ricambio ancora più corta e chi ha accorciato la canna originale del fucile.

E' appena il caso di segnalare che se un armiere manda al Banco nazionale di prova una canna accorciata con applicazione o meno dello strozzatore, avrà, senza problemi, la ripunzonatura di tale canna con indicazione del nuovo peso di essa.

Si conclude per la liceità dell'accorciamento della canna di alcuni centimetri con o senza l'applicazione di uno strozzatore amovibile.